“La Riserva Naturale Orientata Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco” il nuovo libro di Mario Liberto e Mario Candore, di Domenico Cacioppo

                                                                                                                                                                      Le aree rurali costituiscono serbatoi culturali davvero straordinari. Folklore, storia, ricchezze ambientali, opere artistiche, produzioni tipiche, ecc., rappresentano delle vere potenzialità economiche capaci di innescare autorevoli processi di sviluppo locale. Mario Liberto e Mario Candore, figli di questa “terra sicana”, hanno scritto un prezioso volume dal titolo: ” La Riserva Naturale Orientata di Monte Genuardo e S. Maria del Bosco” che racchiude l’enorme potenzia­lità di questo lembo di territorio siciliano. Gli autori presentano il territo­rio della Riserva in maniera minuziosa curando ed analizzando tutti gli elementi che concorrono ad impreziosire questo stupendo territorio che rappresenta l’estremo limite occidentale dei Monti Sicani. Una rappresentazione concettualmente innovativa, poiché viene evi­denziato non soltanto l’aspetto naturalistico ma tutte le singole peculiari­tà, utilizzando una metodologia di analisi innovativa: “lo studio integrato territoriale”. Ambiente, storia, archeologia, ecc. vengono legati attraverso “un filo rosso” che amalgama integralmente tutti gli elementi distintivi che gravitano all’interno della Riserva. Questa rappresentazione fa presa su vasti segmenti turistici che, attra­verso questo volume, percepiscono le grandi potenzialità che la Riserva stessa può offrire. Lo storico, l’archeologo, il botanico, l’etnoantropologo, ecc., possono trovare in queste pagine gli elementi che più lo aggradano in un equilibrio che va ben oltre una comune seppur completa “guida”, cui l’opera potrebbe essere assimilata, a prima vista, da un lettore poco atten­to a coglierne gli aspetti più squisitamente profondi. Quest’opera è la testimonianza della grande ricchezza di questo angolo di territorio siciliano, il cui mancato sviluppo va ricercato al di là del suo strabocchevole patrimonio artistico, culturale e naturale. Un’opera che mira a valorizzare e promuovere le Riserve naturali, non a torto defi­nite “musei a cicli aperti”, che in certi ambiti territoriali costituiscono l’elemento di attrazione e che impongono un energico impegno, sia delle istituzioni, sia da parte delle popolazioni locali affinché, questo meravi­glioso patrimonio, non venga dissipato e consegnato integralmente alle generazioni future. Nel suo insieme, la Riserva presenta connotazioni singolari: dagli scavi archeologici di Monte Adranone, alla comunità etno-culturale di originegreco-albanese di Contessa Entellina; lo spettacolare Monastero di S. Maria del Bosco, non a torto definito il “Montecassino del Sud”, che domi­na sull’intera area trasmettendo ad un osservatore attento sensazioni di pace e imponenza al tempo stesso. Non da meno sono i vari riferimenti sto­rici ed archeologici del territorio. Tra queste basti ricordare i tre castelli di Giuliana, Patellaro e Calatamauro, così ricchi di storia e di significati socio-culturali. Preziosa è anche la ricostruzione del patrimonio vegetale e faunistico della Riserva, che si è conservato nel corso dei secoli. Grazie all’intervento di Ferdinando I di Borbone, che istituì con legge in questo comprensorio una Riserva di caccia, questo territorio può consi­derarsi uno dei primi esempi di area vincolata oggetto di atti legislativi in materia di Riserve in Sicilia. Tale intervento legislativo è sicuramente indicativo del fatto che già allora esisteva un interesse per il territorio, ma testimonia, altresì, l’esigenza di una politica di salvaguardia delle foreste. Il “real sito” fu successivamente sottoposto a vigilanza da una sorta di antesignane “guardie forestali”, che avevano il compito di impedire gli incendi dolosi che i vari “Baroni” del territorio facevano appiccare per sottrarre la terra al Demanio. Siamo convinti che questo libro farà conoscere ulteriormente questo territorio che gli Arabi, non a torto, chiamarono Gen-ard, cioè paradiso terrestre, un’area la cui ricchezza faunistica, botanica, storica, culturale riassume i presupposti di un potenziale sviluppo locale. Un meritato grazie va rivolto al GAL “Terre del Gattopardo”per avere finanziato l’iniziativa.

 

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