I sindaci di Castronovo di Sicilia e Caltabellotta all’ombra del massiccio del Kassar per rilanciare “La via della pace” di Mario Liberto

 Castronovo di Sicilia – I sindaPresentazione standard1ci di Castronovo di Sicilia e Caltabellotta si sono incontrati all’ombra del massiccio del Kassar per rievocare la storica pace che pose fine alla Guerra del Vespro. Hanno così battezzato e presentato il nuovo percorso che sarà promosso e speriamo transitato per gli anni avvenire. Un evento voluto e realizzato  dall’animatore territoriale Nino Di Chiara.

Nel corso del settecentesimo anniversario, l’Amministrazione comunale, presieduta dall’allora sindaco Licata, partecipò agli avvenimenti celebrativi di Caltabellotta con l’individuazione della “Strada della Pace”.

Ma veniamo agli avvenimenti storici del territorio Sicano

Intorno al 1265 in Sicilia regnava il temibilissimo e feroce Carlo conte d’Angiò e di Provenza, fratello del re Santo Luigi IX. La corona della Sicilia gli era stata concessa dal papa Urbano IV prima, e confermata dal suo successore Clemente IV, entrambi francesi, a seguito del pagamento di un tributo. Il nuovo re venne incoronato nella basilica di S. Giovanni in Laterano in Roma da quattro cardinali delegati dal Papa ed in quanto capo dei Guelfi, gli fu consegnato anche il gonfalone della Chiesa. Il nuovo sovrano fissò la sua residenza a Napoli lasciando abbandonata Palermo e la Sicilia.

La sua reggenza andava oltre i limiti, era capace di misfatti e vigliaccherie di ogni genere, riuscendo sempre ad imporsi sia con la forza sia con l’astuzia e sempre a discapito dei più deboli. Nonostante Papa Clemente avesse richiamato il suo vassallo  a non commettere abusi di nessun genere, re Carlo continuava i suoi torti nei confronti di tutta la popolazione siciliana. Anche la classe nobiliare a lui avversa, subì maltrattamenti; feudi di quei baroni che erano stati fedeli al Re Manfredi furono confiscati e vennero consegnati ai nuovi baroni francesi. Il popolo siciliano, oramai giunto al limite della esasperazione e non più capace di sopportare alcun torto, si ribellò. La rivoluzione inizialmente ebbe inizio a Palermo e successivamente si diffuse in tutto il territorio siciliano. Al suono del celeberrimo Vespro, il martedì appresso Pasqua 31.3.1282 secondo Nicolò Speciale e Muratori; il 30.3, lunedì dopo Pasqua per Giovanni Villani e Bartolomeo de Neocastro, ” fur visti in centro ai merli delle torri i armeggianti segni di rivolta e di guerra”.(1) Come sempre il popolo fu incoraggiato alla rivolta sia dai baroni che mal tolleravano la forza e l’astuzia del loro re, che dagli Aragonesi, i quali avevano interessi conflittuali con gli Angioini. Pietro d’Aragona o Pietro III detto il grande era succeduto al padre Jacopo I; nel 1276 aveva sposato Costanza, nipote dell’Imperatore Federico di Hohenstanufen e figlia di Manfredi, figlio naturale dello stesso Imperatore morto nella guerra contro Carlo d’Angiò. Costanza era figlia di re Manfredi e di Beatrice di Savoia, sua prima moglie, ragion per cui Pietro d’Aragona era l’unico in grado di pretendere la corona di Sicilia e di Puglia come erede di casa Savoia. Dopo la battaglia di Ponza nel 1330, nella quale i Siciliani furono sconfitti, la guerra fu portata in Sicilia.

Anche in questo capitolo di storia il Kràtas diventa il centro della politica dell’isola. Federico II d’Aragona (1296- 1337) battuti gli angioini a Caccamo, a Corleone e Sciacca, nel 1302 costituì il suo quartiere generale a Castronovo di Sicilia, iniziando le lunghe trattative che dovevano portare alla pace di Caltabellotta 31.8.1302 ( firmata presso le case Scunda), concludendo così la lunga guerra del Vespro durata per ben ventanni. Lo si chiama Federico II se si considera l’Imperatore Federico di Hohenstanufen come re Federico I di Sicilia. Castronovo divenne la sede principale di Federico; in molti documenti ritrovati e firmati da re Federico, viene indicata come luogo d’emissione dell’atto, la città di Castronovo.(2) Da Sciacca a Corleone, estremi lembi del Cràtas, si ebbero gravi interventi di battaglia, con sollevazione del popolo, ancora una volta chiamato a rispondere per affermare i principi di libertà e democrazia, diritto supremo di ogni popolo. Il giorno successivo del Vespro i Corleonesi liberarono il loro territorio dai Francesi ed elessero i loro rappresentanti da mandare a Palermo. I Corleonesi rincorsero i Francesi in lungo ed in largo per il loro territorio fino al castello di Calatamauro, dove i fuggitivi si erano rinchiusi.(3) Riguardo Corleone riferisce l’Amari: “ volando la fama dell’insurrezione di Palermo di terra in terra, per prima a levarsi in quei dintorni Corleone, centro principale di popolazione e d’importanza; per tale prontezza, di questa città verrà soprannominata l’animosa.(4) Infine prevalse e trionfò il valore del popolo siciliano, che affermava in pieno, in quel lontano secolo XIV, il suo diritto di eleggere in libertà il proprio sovrano.

Ancor prima che scomparissero dalla scena politica, Giacomo e Pietro d’Aragona trasportarono gran parte dei documenti, che riguardavano la guerra del Vespro, a Barcellona (Spagna). Nel 1882 e precisamente il 31 marzo ricorreva la festa del sesto centenario del Vespro ed in quella occasione la Società di Storia Patria richiamò da Barcellona, per mezzo del Soprintendente degli Archivi Siciliani, la copia del registro n. 54 “Dè Rebus siculis”, atti e documenti ufficiali redatti in quell’avvenimento, che la stessa Storia Patria pubblicò in due volumi.(5) Si tratta di 743 documenti ufficiali redatti da re Pietro dal 9.9.1282 al 26.8.1283 e riguardano essenzialmente gli ordinamenti per l’armamento della Sicilia per concorrere alla difesa di Messina, assediata dagli Angioini. Re Pietro invitava i paesi oltre il fiume Salso a mandare due uomini per paese al più tardi del 22 settembre per riunirsi in assemblea per prestare giuramento al nuovo sovrano. Tra le terre invitate si legge nel Documento n.11 datato 10.9.1282: Palatium Adrianum, Busachinum, Burgium, Castrum Novum, Calatabellotum, Curilionum, Comichium, Iuliana, Patellarium, tutte terre ricadenti nell Kràtas. Il documento n. 96 pag.139, 142, datato 15.10.1282, chiedeva a “Universis hominibus” dei comuni siciliani di scegliere e mandare ciascuno quattro loro rappresentanti a Catania per affari di guerra con l’invito anche di partecipare mediante apporto di denaro. L’Assemblea votò un sussidio spontaneo di onze 20.000 per le spese di guerra che Re Pietro divise: 12.000 onze per le terre che si trovavano ad occidente del Salso, le rimanenti 8.000 per le terre ad oriente del Salso. Il Documento n. 394 pag. 293, 295 indica le città e le quote di partecipazione alle suddette guerre. Il Cràtas intervenne con le sue città: Calatabillotta 122 onze; Camerata 112 onze; Castronovo 125 onze; Bibona 36 onze; Palazzo Adriano 10 onze; Giuliana 12 onze; Raia 12 onze; Comichium 5 onze; Busacchino 61 onze; Patellaro 2 onze; Burgio 5 onze; Curilione 740. Per avere un riferimento di rilevanza indico altre due città di riferimento: Sciacca 250 onze e Agrigento 380 onze.

Un’ altra partecipazione del popolo del Cràtas è la risposta alla richiesta da parte del re Pietro II D’Aragona, il quale pretese dalla terra di Busacchino (Bisacquino) l’invio di arcieri assegnati a quel casale e il rifornimento per il sostentamento del suo esercito di 100 salme di frumento e cento salme di orzo.(6) Corleone intervenne con 500 salme di frumento, 50 di orzo, 200 vacche, mille castrati ed agnelli; Caltabellotta 300 salme di frumento, 400 di orzo 50 vacche; Comicio 50 salme di frumento ed orzo e 10 vacche; Giuliana 50 salme di frumento e di orzo; Camerata 300 salme di frumento e di orzo, 10 vacche, 200 porci e trecento castrati; Castronovo 300 salme di frumento, 400 di orzo, 50 vacche, 100 porci e 400 castrati; Bibona salme 100 di frumento, 200 di orzo, 200 porci e 200 castrati; Burgio 200 salme di frumento, 100 di orzo, 20 vacche. Vengono anche indicate altre città che per la storia di questo libro interessano poco.

Bisogna riflettere che la partecipazione alla guerra con beni in maniera così diversa fa intendere che ogni terra abbia partecipato in base alla sua disponibilità di ricchezza. Se così fosse, si può avere un idea di quelle che potevano essere le ricchezze di quel tempo.(7) “Si ha eziandio una convinzione storica delle terre e Casali allora esistenti, che per le lacune dei nostri regi archivi, eccitano questioni che in maggior parte si risolvono nelle congetture. Nessuno ora potrebbe logicamente dubitare della contemporanea esistenza di Palazzo Adriano, di Adragna, di Raia, di Santo Stefano, di Patellaro, di Desisa, di Mezzoiuso dei quali si è con molta dottrina, e spesso con qualche acrimonia, sinora disputato. Le varianti di Sant’angelo de Peritio, (Prizzi), di Chimigna (Ciminna), Biccaro (Vicari), Comichium (Chiusa), non potranno fornire dubbi storici sulla loro applicazione.(8) Di parere opposto alla tesi del Tirrito, riguardo l’identificazione di Comichium con Chiusa Sclafani, è lo storico Antonio Giuseppe Marchese  il quale identifica il piccolo casale con l’attuale località di S. Giacomo a sud-est del territorio di Giuliana.(9)

 

Note:

 

1 – Mortillaro Vincenzo, Leggende Storiche Siciliane dal  XIII al XIX  sec., editrice Reprint, 1993.

2 – Tirrito Luigi, Sulla città e sulla Comarca di Castronovo di Sicilia, Leopardi, Palermo, 1983.

3 – Amari Michele, Biblioteca arabo-sicula, Torino-Roma, 1880-81.

4 – Amari Michele, Biblioteca arabo-sicula, Torino-Roma, 1880-81.

5 – Sesto centenario del Vespro Siciliano, Palermo tip. Lo Statuto, 1882.

6 – Lucia Don Bennardo, Monografia su Bisacquino, Ed. Fiamma Serafica, Palermo, 1968.

7 – Amari Michele, Biblioteca arabo-sicula, Torino-Roma, 1880-81.

8 – Tirrito Luigi, Sulla città e sulla Comarca di Castronovo di Sicilia, Leopardi, Palermo, 1983.

9 – Marchese A. Giuseppe, Polittico Siciliano scritti d’arte e di storia, Ed. Ile Palma, Palermo 1988.

 

 

 


 

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