L’incontro di Pasqua di Lercara Friddi, di Mario Liberto

Pasqua lercara 2006 080L’incontro di Pasqua di Lercara Friddi, fa parte delle centinaia di sacre rappresentazioni dei riti della Settimana Santa siciliana che richiamano, alcuni la ritualità pagana o greca come ad esempio i “giardini di Adone”, i “lavureddi” di grano cresciuto al buio esposti nei “Sepolcri”, la processione della “cerca” in cui Afrodite andava alla ricerca dello sposo/figlio Adone, altri, invece, appartengono alla dominazione spagnola, la cui presenza in Sicilia continua ad avere i suoi retaggi nella cultura, nel folklore e soprattutto nella religiosità.
Questa è la Sicilia delle stratificazioni storiche e culturali di un passato che continua ad essere vivo e vegeto, le cui origini si ignorano e trovano localizzazione nei meandri del tempo.
La Settimana santa è il culmine della religiosità cristiana, ma è anche occasione per tutti, di marcare la propria appartenenza, rafforzare la propria identità, l’occasione per mostrare a tutti la loro eroicità, rendendosi protagonisti di una spettacolarizzazione di questi immensi naturali palcoscenici.
La Passione di Cristo e la sacralità delle sue rappresentazioni sono occasione anche per evidenziare i riti della terra, della fertilità, della primavera che hanno origini diverse, e anche se col tempo, sono state assorbite dalla tradizione cristiana; la settimana della passione, nella sua interezza, è pregna di sacrificio, di dolore, di lutto, processioni che culmina con l’esplosione di colori, dei suoni della festa.
Per questo motivo la festa di Pasqua, punto cruciale dell’anno liturgico, oltre ad essere il culmine della festa agraria primaverile lo è anche della fede cristiana. Attraverso la salvifica vicenda di morte e resurrezione del Cristo si celebra anche il mistero della rinascita del tempo e della vita.
Le origine della rappresentazione dell’ “incontru di Pasqua” di Lercara Friddi, forse trasferita da qualche esponente di gruppi provenienti dalla vicina Castronovo o dell’agrigentino, si fa risalire alla seconda metà del Settecento, poiché la Madonna detta della “Pasqua, fu fatta realizzare dalla Famiglia Miceli in quel periodo.
Comunque, non si esclude che in precedenza potesse essere utilizza qualche altra statua.
Qualche secolo più tardi padre Giuseppe Canale provvide a sostituire la vecchia statua della Madonna con una nuova, al riguardo ha scritto: “… per interessamento dei Confrati della Congregazione della S. Croce detta statua è stata sostituita con una di migliore gusto artistico. Dopo tanti anni la statua della Madonna, oggetto di varie critiche, fu sosti¬tuita con una di legno e di buona fattura, dono d’una gentile offerente, nostra concit¬tadina residente in America, la Sig.ra Concetta Giordano, vedova Pintacuda. L’anno 1956 il giorno 21 agosto alle ore 19, alla stazione ferroviaria, presenti Autorità religiose, civili e militari e le personalità più distinte insieme ad una folla immensa di fedeli, si svolse una cerimonia sacra di particolare interesse. Fu finalmente soddisfatta una legittima aspirazione popolare. Per l’interessamento del Rev. Rettore, per la generosa offerta della Sig.ra Giordano o per la cordiale collaborazione dei Ferrovieri fece il suo solenne ingresso in città, dopo la benedizione impartita dallo stesso reverendo, la nuova artistica statua della Madonna di Pasqua, opera della Ditta lnsan e Frinoth da Ortisei”.
La seconda statua che prende parte all’incontro è quella di san Michele Arcangelo, proveniente della chiesa del Rosario, è custodita presso la chiesa di S. Alfonso, mentre il Cristo Risorto appartiene alla chiesa di S. Matteo.
L’incontro di Lercara non è una sagra rappresentazione ma una libera interpretazione della ricerca di Maria del figlio Risorto (Resurezione della Pasqua – Mistero) attraverso l’intervento di San Michele Arcangelo.
L’ incontru non prevede la presenza religiosa ne nessuna benedizione.
Per l’occasione Piazza matrice si trasforma in un ampio palcoscenico, entrambe le statue della Madonna e del Cristo risorto vengono nascoste all’opposto della piazza:
la prima, tra la via Finocchiaro Aprile e Antonio Furitano, mentre la seconda, all’angolo della via A. Diaz – Via della Vittoria –.
La cerimonia si svolge nella grande piazza Duomo luogo pieno di fascino e teatro naturale per tale rappresentazione.
I portatori della statua di Cristo appartengono alla Confraternita della Santa Croce, chiesa di S. Matteo, vestiti in nero, indossano l’abitino azzurro con l’effige del SS. Crocifisso, mentre quelli della Madonna, appartenenti alla chiesa di S. Alfonso, sono giovani vestiti di bianco, con cintura e fazzoletto al collo di colore celeste.
Il rullo del tamburo richiama l’attenzione dell”Arcangelo Michele, portato da giovani – vestiti di bianco, con una fascia alla vita che pende dal fianco sinistro e un piccolo drappo annodato sul petto, entrambi di colore rosso.
Nella rappresentazione l’Arcangelo va alla ricerca di Gesù risorto, percorre lentamente la piazza, mentre i portatori con un leggero sali e scende ritmato lo fanno muovere per l’intera piazza e facendo fare capolino alle vie adiacenti; scruta in ogni angolo, poi, si ferma viene inclinato, come se fingesse di ascoltare, poi continua “la cerca”, alla vista del Risorto, accelera l’andatura mentre il rullio del tamburo aumenta il ritmo ed un vivo senso di commozione pervade i presenti.
L’icona dell’Angelo per tre volte fa la spola tra la statua di Gesù Risorto e quella della Madonna.
Dopo aver concordato l’incontro, veloce come una saetta e con la spada svettante, porta l’annuncio alla Madonna, alla quale, in segno festoso, viene tolto il mantello del lutto.
I Simulacri, quindi, si muovono lentamente verso il centro della piazza e nel momento in cui si incontrano e s’inchinano, scocca mezzogiorno; le campane della Chiesa e la banda musicale suonano a festa, mentre gli stendardi delle Confraternite, che sino a quel momento erano abbassati, si innalzano contemporaneamente.
Con particolare attenzione viene seguita la isàta degli stendardi, per constatare quale viene issato per primo e posto perpendi¬colare, senza subire alcuno sbandamento; il premio del vincitore consiste nell’occupare il primo posto nelle successive processioni dell’intero anno liturgico. Contemporaneamente al suono della banda, le voci festanti e gli applausi degli astanti, e il suono delle campane a festa, si fanno dipartire verso il cielo uno stormo di colombi.
Al termine dell’ “ncontru” i tre simulacri, in processione, si posizionano davanti l’ingresso della chiesa Madre, e a suon di banda e suono di campane viene rivolto il saluto all’intera folla di fedeli presenti.
A conclusione della rappresentazione, che si svolge tra luci e colori primaverili, si svolge una breve processione nel corso della quale S. Michele e la Madonna rientrano nella chiesa di Sant’Alfonso, dopo essersi scambiato il saluto inchinandosi da un capo all’altro della piazza G.Meli, con il Cristo risorto, che ritorna nella Chiesa di S. Matteo.
Le festosità in Sicilia è anche manifestazione gastronomica. Per l’occasione, a Lercara, vengono confezionati dei dolci: li panuzzi da cena, in ricordo dell’Ultima Cena e la cassata di Pasqua, “pan di spagna” farcito con ricotta e frutta candita.
In passato la cassata era preparata in casa e generalmente farcita della sola crema di ricotta. Carat¬teristico un intreccio di pasta sormontato da un uovo sodo, chiamato pupu cu l’ovu, delizia dei ragazzi.
Nella memoria dei più anziani è ancora viva una sacra rappresentazione nella piazza principale, che per la occasione si trasforma in un vasto palcoscenico.

Bibliografia utilizzata:
Giuseppe Canale, Lercara Friddi, Tipografia Salesiana, Palermo 1965;
Nicolò Sangiorgio, Lercara Friddi itinerari storici e tradizionali, Ed. Kefagrafica, Palermo, 1990;
Nicolò Sangiorgio, Quattro secoli di devozione Mariana a Lercara Friddi, Ed. Kefagrafica, Palermo, 1995;

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